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È stato bellissimo andare al Colosseo, dal Papa, al Bioparco…Era il nostro sogno andarci! Ci voleva proprio qualcuno che prendesse sul serio il desiderio di tutti. (Chicca)

Ci si aiuta nel cammino; è uno spettacolo che stupisce come un tramonto su Roma, vedere ragazzi che si aiutano e si fanno compagnia. (Chicca)
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L'educazione si fà grande

La ricetta per crescere di Paolo Stefanini, il trentino che si è inventato un'impresa che "dà gambe" a opere, scuole e servizi all'infanzia. Dalle Dolomiti alla Sicilia

di Caterina Giojelli

Vent'anni a dare gambe a più di un centinaio di scuole materne ed ecco che dalla presidenza arrivava il contrordine: poca azienda, più pedagogia. La cosa finì per tradursi in una sorta di "editto bulgaro" per Paolo Stefanini e chi come lui aveva lavorato due decenni nella Federazione provinciale scuole materne per fornire supporto organizzativo e gestionale a una rete di 165 asili e affini. Era tornato da Milano nella sua terra natia nel 1984, in quella Provincia di Trento dove fin dal 1977 la normativa sanciva l'equiparazione delle scuole materne gestite da enti, istituzioni o privati, alle scuole dell'infanzia provinciali. Alla Federazione spettava il compito di fare fronte alle necessità di tali scuole, erogando servizi di tipo pedagogico ed educativo ma anche gestionale e organizzativo. Paghe, contratti, privacy, sicurezza: in una parola capitale umano, è di questo che si era occupato Stefanini, dirigendo una divisione cui facevano capo 50 persone.
Fino al 2000, quando l'allora direttore generale, il prof. Gino Dalle Fratte, dopo aver dedicato tutta la vita alla Fondazione lascia il suo incarico per l'Università: «Cambiarono allora le priorità. La politica del nuovo presidente era quella di reprimere servizi di tipo gestionale ritenendo prioritario l'aspetto pedagogico. Una linea che finiva per sortire l'effetto opposto: in un sistema come quello scolastico autonomo per permettere ai volontari di fare il loro mestiere, assicurare un servizio formativo, è indispensabile sgravarli dalle incombenze sul piano gestionale: paghe, contratti e una quantità esponenziale di burocrazia. A fare le spese rischia altrimenti di essere l'aspetto centrale di una scuola, quello educativo. Le scuole iniziarono a manifestare dissenso, i dipendenti a lasciare la Federazione. Nel 2009 ce ne andammo in 17».
Quello che non lascia Stefanini è però la voglia di continuare ad aiutare chi vuole fare educazione, «mestiere a cui tutti dobbiamo dare il nostro contributo». Stefanini lo ha imparato grazie al prof. Dalle Fratte e guardando in faccia i suoi amici, monsignor Lorenzo Dalponte, sua moglie Milena e suoi tre figli Maria, Carlo e Pietro. Dalponte era vicepresidente della Federazione, «fondatore dell'Arcivescovile, aveva un'idea imprenditoriale della scuola, libera da strategie e carica di contenuti. Quando nel 1990 sottoposi alla Federazione la necessità di acquisire una nuova sede, un impegno finanziario di cui la provincia non si faceva carico, disse: "Se c'è Stefanini ci sto": aveva a cuore il sistema educativo e si fidava di chi poteva supportarlo con competenza». L'anno seguente alla sua morte, nel 2003, Stefanini e i suoi amici vollero dare vita a una Fondazione Monsignor Lorenzo Dalponte, per contribuire, sul suo esempio, alla formazione di opere educative, come il Banco Alimentare o le prime Tagesmutter/Madri di giorno, fino a quando esse non avrebbero imparato a "camminare da sole".
Ed è dalla Fondazione che Stefanini decide di ripartire con Daniela ed altri "esuli" dalla Federazione dando vita, nel 2009, a un Centro Servizi per le opere educative: «Ero stato responsabile nazionale della parte gestionale della Federazione italiana scuole materne, consulente per la qualità del ministro Moratti, avevo lavorato nell'Invalsi e partecipato alla nascita della Foe (Federazione Opere Educative) in seno alla Compagnia delle Opere. Conoscevo il settore e a differenza di un service esterno - che ha il limite di rendere le scuole succubi di tecnici e consulenti che non partecipano alla mission dell'opera - volevo offrire un servizio di supporto a 360° nel rispetto della specifica vocazione originale di ogni realtà. Diteci qual è il vostro progetto educativo, chiediamo ad ogni opera, e quali sono gli obiettivi: noi vi aiutiamo a trovare la strada per perseguirli senza che venga mai meno la vostra missione».

Il Centro diventa il riferimento delle opere educative del Trentino Alto Adige, delle cooperative associate a Domus (associazione nazionale di secondo livello delle Tagesmutter), delle opere aderenti alla Foe per la prima e seconda infanzia. Opere, e non solo scuole, perché nel 2005 Stefanini deve fare i conti con la perdita di Milena: «Per sei anni mia moglie ha combattuto contro un tumore volendo lasciare qualcosa nella realtà: aveva fondato una onlus, Promosolida, e un'iniziativa chiamata Punto Liberatutti per accogliere minori con un forte disagio sociale e psicopatologico e accompagnarli nella costruzione del proprio avvenire. Lo scorso anno mi è stato chiesto di assumere la presidenza del Centro. E mi sono rimesso in gioco». Per Stefanini è sempre questione di misurarsi con la realtà: non esistono manuali, solo punti di riferimento. Lo ha imparato misurandosi con Pietro: «Quando morì Milena aveva 14 anni, sei dei quali trascorsi a fare avanti e indietro dagli ospedali. I suoi professori gli fecero andare di traverso la scuola, dicevano che la morte della mamma era un alibi per non studiare. Mi ci vollero tre mesi per convincerlo a non abbandonare gli studi. Cambiò scuola, finì in un Iti. Quest'anno farà la maturità e vuole iscriversi a medicina. Cosa è accaduto in questi suoi 5 anni? Ha incontrato delle persone che sono partite da quello che aveva vissuto e non da un'idea di come avrebbe dovuto vivere la scuola. Il mio lavoro è anche questo: consentire a chi educa di poterlo fare veramente, avendo a cuore il ragazzo e non preoccupazioni di ordine amministrativo».

Il "caso" Tagesmutter
Fino a maggio del 2009 erano 11 le organizzazioni associate a Domus che da Trento avevano esportato l'esperienza delle "madri di giorno" in tutta Italia. In 10 mesi sono diventate 26 (1.500 Tagesmutter), ma «a Parma o a Savignano sul Rubicone, le amministrazioni ripetono da anni che tale servizio non è a norma. Peccato che i "nidi famigliari", gli unici riconosciuti come servizio di aiuto alle famiglie dalle leggi dell'Emilia Romagna, non decollino, e che la domanda di Tagesmutter si moltiplichi. In Sicilia, al contrario, dove c'è una legge che ne prevede il sostegno finanziario, non esiste una Tagesmutter». Per Stefanini questo la dice lunga sulla situazione delle opere educative in Italia, i cui riferimenti sono tutti in capo a un'amministrazione pubblica tesa non tanto a sviluppare quanto a decidere quali sono le opere virtuose.
Una selezione all'ingresso che nel caso delle Tagesmutter nasce da un equivoco culturale: «In un paese lontano dagli obiettivi europei di valorizzazione delle donne lavoratrici e dei servizi alla prima infanzia, le "mamme di giorno" rappresentano una risposta complementare e non alternativa agli asili nido. Verte su questo la proposta di legge del ministro Carfagna, tesa a sottolineare che le Tagesmutter concorrono a realizzare posti di lavoro e a sostenere la "genitorialità"». Una mamma è una mamma a prescindere dal suo titolo di studio. Una "mamma di giorno" non ricrea in un ambiente artificiale, come nei nidi famigliari, angoli di casa per accogliere un bambino: lo accoglie, semplicemente, nella sua quotidianità famigliare. «Apre ad altri la casa che ha costruito per i propri figli, rendendo la sua immediata esperienza di mamma un metodo educativo. Questa - conclude Stefanini - è un'altra grande sfida: rendere solida nella persona la consapevolezza di saper fare questo mestiere. Liberare dal dubbio e scommettere sulla capacità di accogliere di ogni mamma».

Tratto da "Tempi" www.tempi.it

 

 

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